Di testa e di filo. Giovani xilografi per un linguaggio anti-contemporaneo

14/05/2022 - 29/05/2022

a cura di

Edoardo Fontana

L’esposizione è un vero e proprio manifesto programmatico di un’espressione artistica che oggi sembra quasi avere un linguaggio inopportuno, mentre è frutto di uno scavo profondo come il segno lasciato da sgorbia e bulino sulla tavoletta di legno.
Aurora Guazzaroni inventa linguaggi personali e suggestivi, come nel caso delle composizioni su legno di testa per La ballade des Pendus di Françoise Villon e per Quatrevingt-treize, l’ultimo romanzo scritto da Victor Hugo. Sono suggestioni letterarie anche le fonti di Giulia Aloisi, che nasconde i propri demoni nelle zone buie di Tenebris litaniis terrae e di Convivio, incisione, quest’ultima, dedicata al racconto di Poe La maschera della Morte Rossa. Un’apertura surreale scaturisce dai bianchi e neri di Iacob François Gabriel; Jacopo Pannocchia traduce sul legno di filo le sue visioni notturne fatte di impreviste e travolgenti spirali di segni, Alessandro Cavallone intaglia con un segno composto che riecheggia la grafica dei primi anni del Novecento. Valentina Formisano, nella grande xilografia Mattatoio e nelle più piccole Achtung e Teschio, guarda la morte attraverso la sua forma più scandalosa, mentre Salvatore Ramaglia in James Joyce predilige una morbida sequenza di passaggi tonali, ottenuti con trattamento superficiale a fine tratteggio della matrice. Icarus e Ade di Leonardo Fabretti riverberano inquietanti dalla tenebra; i neri profondi si stemperano talvolta in un tratteggio irregolare ed espressionista nelle due tavole di Lisa Maria Ciccalé dedicate alla falconeria e ai rapaci. Tratti minuti e filamenti luminosi, come nella straordinaria Liturgia, ipnotizzano lo spettatore davanti alle xilografie di Luna-Hoei Cini, mentre l’investigazione di Allegra Donati si spinge sotto la superficie, con un Autoritratto e con Visione. Cercano il mondo reale e le sue contraddizioni le figure incise da Marta Alvear Calderon per Postribolo II e Autoritratto tra i bambù; le composizioni di Sabrina Spreafico Totem e Yang diventano contorsioni di linee in un gioco di contrasti tra decorazione e aberrazioni ottiche. Si inserisce invece nella memoria della xilografia policroma di grande formato Marianna Guerra con i Marabù e il Pavone; ancora a colori, ma pervasi da una spensierata facilità, i fondali marini di Diana Blu.

Opere

    Richiedi informazioni

    Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi